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Impressioni di un aspirante timoniere.

Sveglia alle 5.00, balzo subito in piedi, tanto ero già sveglio. Non ho fretta ma ci metto addirittura meno del solito a vestirmi. pantaloncini corti, rossi con sopra pantaloni lunghi in felpa, maglietta della regata precedente, rossa. In borsa ho tutto, giacca anti vento, pile anti freddo, cerata anti infracicamento, giubbino anti annegamento confezione da 8 di Mars anti calo ipoglicemico, 2 gatti-rade anti disidratazione, paninetti anti fame e una serie di altre attrezzature tecniche per ogni evenienza. Thè, biscotti, inforco la Colt e via. Dopo venti minuti vedo già Garda, il lago stà ancora dormendo, in giro non c'è nessuno, è un piacere percorrere la lungo lago senza i maledetti turisti che quando meno te l'aspetti ti inchiodano davanti perché hanno trovato un buco per infilarci la macchina. Solo all'altezza di Castelletto vedo che al circolo il Chico è già attivo con la gru e sta preparando per l'alaggio e quando parcheggio comincio a notare altri capannelli di velisti che si preparano alla grande sfida. Ci si saluta con tutti, presto vivremo la stessa avventura.

In porto sono già le sette ormai, l'aria è frizzante, 18°C , si comincia a vedere qualche barca che naviga verso Bogliaco, l'equipaggio c'è tutto, il Gege, Paola, Giacomo, Luciano, Carlo ed ecco arrivare lui, il capitano, Valerio. Ora tutti stanno preparando la loro barca e, tra il fermento generale, anche Eos si appresta ad imbarcare me e Giacomo prima di uscire dal porto, sempre sperando che sia rimasta acqua a sufficienza per far passare il bulbo. In effetti sentiamo toccare in qualche punto, ma la barca è ben sbandata e passa agevolmente per accogliere anche il resto dell'equipaggio, rimasto sulla banchina con le dita incrociate.

Finalmente lasciamo Castelletto per raggiungere la linea di partenza a Bogliaco, sfoderiamo la poderosa randa da regata, nera, che rende il Proteus particolarmente aggressivo ed approfittiamo del fresco Peler per provare ad armare il gennaker. Una volta issato, subito si gonfia di vento e ci spinge velocemente verso la partenza con l'albero che tende ad inflettersi per il forte tiro.

La linea di partenza è divisa in tre settori, a seconda della categoria, ed il nostro è proprio quello centrale, un piccolo pezzo di lago che comincia già ad essere ben affollato. Guardo l'orologio, sincronizzato con l'ora di televideo rai, mancano 10 minuti, fa impressione stare in mezzo a così tante barche, 307 per l'esattezza, provenienti da 16 nazioni, agguerritissime. Ogni minuto che passa vede crescere il delirio, siamo davvero tanti, e tutti vogliamo partire da li, una barca, non ricordo il modello, si appoggia alla fiancata di dritta e il vento non permette che si stacchi da li, la concitazione è palpabile, è già ora di accelerare per passare la linea di partenza, i secondi passano, passa la barca cancello e finalmente ci sganciamo e ci fondiamo in mezzo al lago. Il vento è leggero ma non troppo e ci consente una buona andatura di bolina, ora l'obiettivo è quello di riuscire a navigare senza farsi rallentare dagli scarichi delle barche più veloci. Appena usciti dalla mischia Valerio mi passa il timone e da quel momento ogni mio neurone ha un timoncino tutto per lui. Timonare in regata è indubbiamente un'altra cosa, vuol dire recepire un'enorme quantità di input e pensare, oltre al timone, alla tattica da seguire. Come vanno le altre barche? Quelle che scelgono la costa sembrano più veloci, e allora via da quella parte! Ben presto però tutti si accorgono di questo e a campione devo restituire il timone perché ogni virata sotto costa è un perfetto gioco di incastro con tutti gli equipaggi rivali che scelgono la stessa acqua. L'adrenalina ha cominciato a circolare, ogniqualvolta mi viene concessa la barra, ricado in uno stato di astrazione dal reale fatto solo di sciabordio della scia, pressione sul timone, inclinazione della barca e, in sottofondo ma neanche tanto le urla di Valerio, che non smette un secondo di analizzare la situazione guidandomi nel mio compito.
Verso mezzogiorno il signor Peler, decide di timbrare il cartellino e ci lascia con una bava d'aria che immobilizza i più. A questo punto gli equipaggi si rilassano, ci si tolgono i vestiti pesanti e si mette mano alle risorse energetiche. Dagli zaini saltano fuori viveri di ogni natura, dalla frutta alle patatine, neanche fosse un pranzo di Lucullo, si condivide il mangime e si riposa un po'. Tutti ma non lui, Valerio. Non si dà pace nel vedere che le barche vicine alla costa si muovono più di noi, e allora via a chiamare ogni refolo di vento che ci spingesse in quella direzione. Mentre mi rifocillavo e scherzavo con l'equipaggio pensavo che probabilmente è così che si vincono le regate, con l'attenzione continua ed implacabile del timoniere, che per forza di cose deve digiunare! Siamo stati tra i primi ad intuire che l'Ora stava per arrivare e nella rilassatezza generale, senza farci notare, armiamo il gennaker che si gonfia all'istante e ci porta verso la boa. In men che non si dica dietro di noi è tutto un gonfiarsi di palloncini colorati che procedono nella nostra direzione con rinnovata fiducia. Lo scenario dell'alto lago è fantastico, il castello di Malcesine, le pareti di Torbole, l'acqua di un colore cupo, ma non riesco ad apprezzarlo, ho di nuovo il timone in mano e sono come un neopatentato, non vedo niente al di fuori della strada, anzi delle vele e dei filetti. Anche diversi parapendii acrobatici ci sorvolano a qualche decina di metri nella mia più totale indifferenza: fatevi i vostri giri ma non toccatemi l'albero. Arriviamo alla boa di Torbole verso le una, un po' di tafferugli, qualche parolaccia e passiamo in tre contemporaneamente.
Il vento rimane discreto, sottocosta, fino quasi alla boa di Malcesine ma poi diminuisce ed io impazzisco. E' davvero snervante timonare con poca aria, perché quella è invisibile, vorrei vederla per capire che virtuosismi si diverte ad inventare. Un colpo tira di qua e uno spinge di la, ma la barca è pesante, non se ne accorge, le vele non danno segnali ed io impazzisco. Per come l'ho vissuta devono essere passate diverse settimane ad inseguire i maledetti filetti. Come due ballerine molto provocanti, tu non aspetti altro che ti facciano un segno, che ti dicano: -dai, vieni con me, non vedi che puoi orzare un po'?. Allora cerchi di mettere per un paio di gradi la prua verso il vento quando la tr__a ha già cambiato idea e la barca rallenta con enorme dolore, adesso è l'altra che dice: -ma no coglione, devi venire da me, se poggi un po' vedi come accelera il tuo bel Proteus. E via così per un tempo indeterminato, a seguire questa e quella gran gnocca senza cavarne un ragno dal buco.

Siamo quasi a Bogliaco e ci ritroviamo ad un passo tre equipaggi tedeschi, sono sottovento alla boa e purtroppo ci possono controllare. Come viriamo per scaraventarci all'arrivo loro, che non aspettavano altro, ci virano davanti costringendoci ad una nuova manovra e a perdere tre posizioni.
Se fossi stato in grado di seguire il vento quando se la tirava a Malcesine, probabilmente le avremmo digerite quelle barche, e con loro gli equipaggi d'oltralpe.

Arriviamo alle 18.00 circa, tornando verso casa vediamo ancora in regata diversi temibili equipaggi della nostra categoria. Quasi increduli ci accorgiamo che probabilmente siamo arrivati in una posizione di tutto rispetto, urge un salto al comitato giuria per ricordargli che i 9007 siamo noi, (la vecchia randa era 9001). Per fortuna perché quelli ci avevano già squalificati: imbarcazione sconosciuta.
Atterriamo alle 19.00 con un'abilissima manovra di "schiva il masso in porto", scendo dalla barca ma la terraferma continua ad ondeggiare. Una sentitissima stretta di mano con tutto l'equipaggio e con Valerio che si dice soddisfatto del mio intervento. non capita tutti i giorni!

Io comunque non sono convinto, il vento leggero mi ha fatto impazzire ed io non sono riuscito a stargli dietro. Torno a casa e stramazzo al suolo: è stata una giornata fantastica, ho imparato tantissimo, non vedo l'ora di riprovarci sabato alla centopeople, anche perchè sono in debito con l'equipaggio di tre posizioni almeno . e i tedeschi valgono di più!

Luca

 

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