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NEGRAR. I volontari che si sono fatti carico della giovane dell’Ecuador paralizzata alle gambe e ora ricoverata al Sacro Cuore hanno organizzato un’uscita sul lago

Per Gemma terapia in barca - Illustrato al suo medico il piano riabilitativo, ora si cercano volontari

di Camilla Ferro

 

Negrar. Gemma non cammina e, probabilmente, non camminerà. Ma per Gemma si può fare lo stesso qualcosa. Perchè ha bisogno di tutto. Perchè non ha familiari che si prendano cura di lei. Perchè dal 29 giugno, giorno in cui è stata vittima di un agguato a Santo Domingo De Los Colorados, in Ecuador, mentre il suo protettore le mostrava la «casa» dove avrebbe dovuto ricevere i clienti, vive su una carrozzina: quel giorno si è trovata al centro di un regolamento di conti tra il suo «magnaccia» e altri malavitosi che le hanno sparato alla schiena, paralizzandole le gambe.
Gemma ha bisogno di tutto perchè ha solo 15 anni e una vita davanti che deve essere migliore di quello che è stata fino ad oggi. Sul suo cammino ha trovato dei veronesi, Martina Marognoli e la sua famiglia di San Giovanni Lupatoto e Roberto Valalta di Colognola ai Colli, che rispondendo all’appello di padre Sereno Cozza, missionario in Ecuador, si sono dati da fare per aiutarla. Sul serio. In soli tre mesi di «lavoro» sono riusciti a farla venire in Italia per tentare quello che nel suo paese è impossibile: Gemma è arrivata mercoledì sera a Malpensa e da allora, grazie all’interessamento dei suoi angeli custodi e alla disponibilità dell’ospedale di Negrar, è ricoverata al Sacro Cuore - tutto a spese del Don Calabria - dove verrà curata per le piaghe da decubito sparse per il corpo, dove inizierà la fisioterapia e farà tutti gli accertamenti clinici necessari al primario della neurochirurgia di Borgo Trento, il dottor Faccioli, per verificare se ci sono o no margini per l’operazione alla schiena.
Il problema grosso, ora, indipendentemente dalla possibilità che la ragazza torni a mettersi in piedi - definita dai medici improbabile vista la lesione grave al midollo causata dalla pallottola -, è che Gemma ha comunque bisogno di aiuto e della solidarietà di tutti: subirà un intervento per chiudere la profonda lesione da decubito sul fondoschiena, bisognerà insegnarle ad essere il più possibile autonoma, sarà sottoposta a lunghi mesi di fisioterapia, verrà fornita di ausili per muoversi che necessitano di almeno sei mesi di pratica. Se poi si deciderà di sottoporla anche all’operazione neurochirurgica, il tutto avrà tempi più lunghi, con ulteriori difficoltà. Per tutto il periodo di permanenza in Italia sarà alloggiata in casa Marognoli ma per far fronte al suo recupero c’è bisogno di tanto denaro (circa 100mila euro) e dell’opera volontaria di tutti coloro che hanno tempo e cuore da dedicarle.
Tanto per dare l’esempio, Roberto Valalta ieri pomeriggio ha iniziato dalla barca: per i portatori di disabilità fisica, se opportunamente formati e forniti di mezzi, la vela è un toccasana. E per Gemma sarà un’opportunità riabilitativa importante.

Valalta ha voluto far vedere al medico ecuadoregno che ha accompagnato Gemma in Italia l’importanza della barca a vela per i disabili. Ha così organizzato un’uscita «dimostrativa» per il dottor Barros insieme a Giacomo Murari Bra (presidente della Eos, l’associazione fondata a Castelletto di Brenzone da Michele Dusi, esperto velista paraplegico), alla fisioterapista di Negrar Paola Bosio e allo skipper Valerio Pighi: salpati dal porticciolo della frazione, sono stati in acqua per più di un’ora. Barros era entusiasta. Valalta e gli altri ancora di più: «Immagino la gioia di Gemma», ha detto, «quando potrà venirci lei... e con Barros, poi, quando torneranno in Ecuador, potrebbero allargare questa esperienza ad altre persone impossibilitate a camminare». «La vela», ha spiegato Valalta, «è riconosciuta come strumento per la riabilitazione dall’Ulss 22 e quindi dagli ospedali di Malcesine e di Negrar. Gemma, grazie ad Eos, farà terapia anche così. Ripeto: abbiamo bisogno dell’aiuto di altre persone per rendere la sua vita migliore e per far sì che il suo recupero, reso possibile dalla solidarietà di molti, non si interrompa improvvisamente. C’è ancora tanto da fare, siamo solo all’inizio».
Se l’appello ha carattere «umanitario» e punta a trovare adesioni per migliorare il futuro di Gemma, bisogna ricordare che sul fronte medico l’equipe di Negrar ha già predisposto un programma dettagliato per arrivare ad avere in tempi stretti un quadro clinico il più possibile completo. «La paziente», spiegano infatti dall’ospedale Sacro Cuore con un comunicato sullo stato di salute della ragazza al momento del ricovero, «si presenta in discrete condizioni... il tono dell’umore è modestamente ridotto... si alimenta con appetito». Poi, più nel dettaglio, la diagnosi che non lascia molte illusioni: «Paraplegia completa con livello sensitivo toracico... il quadro è complicato da profonda lesione da decubito presacrale». Infine, l’elenco degli interventi in programma: «Chirurgia plastica per il decubito presacrale. Visita fisiatrica per programma riabilitativo e neurochirurgica per eventuale indicazione chirurgica. Tac colonna dorsale».
Fatti gli esami, la cartella clinica sarà girata al dottor Faccioli di Borgo Trento: «Attendo di vedere le carte», fa sapere il neurochirurgo, «certo, il caso è molto grave, purtroppo per lesioni al midollo di questo tipo non c’è tanto da fare a livello chirurgico. Per dire l’ultima parola, comunque, aspetto di visitare la ragazza».
Gemma, intanto, continua a sognare di tornare a camminare.

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